Bonding, Naturalizzarne uno per medicalizzarne 100
Bonding. Dall'inglese to bond, legarsi, affezionarsi.
Quando la mamma gioca con il suo pancione, accarezza il suo cucciolo ancora infagottato nell'utero e gli sussurra paroline dolci. Quando lo vede appena partorito e lo stringe al seno, sudata lei, appicicaticcio lui (o lei a seconda dei casi). Questo secondo gli esperti è bonding.
Bonding, empowering, training, rooming-in. Evidentemente il miracolo della nascita parla inglese e predilige la forma in ing.
Evidentemente le emozioni viaggiano su binari bio-logici ben definiti e definibili.Evidentemente.
Il concetto di bonding è il prodotto delle ricerche svolte negli anni '70 da due pediatri nordamericani, Klaus e Kennell: il significato letterale del termine è legame; il concetto significa che esiste un periodo critico, o almeno sensibile, nelle prime ore e giorni dopo la nascita, per il formarsi di un attaccamento positivo tra genitori e bambino (Patrizia Romito in "Le culture del parto").
Un cattivo bonding - manco a dirlo - secondo Klaus e Kennell ha ripercussioni nefaste a medio e lungo termine.
Di cattivo c'è solo il bonding! Replicano una manciata di anni dopo (tra l'82 e 83) Chess, Thomas, Goldberg, Sluckin et al. Inconsistenza scientifica e limiti metodologici sarebbero le caratteristiche salienti del bonding secondo i succitati ricercatori.
Umilmente e sommessamente mi unisco al coro. Non ho consistenze scientifiche e orizzonti metodologici da utilizzare per setacciare la teoria di Klaus e Kennell, nè ho aggiornato le mie letture sul bonding che - diciamolo - si riducono ad un libro del 1985: Le culture del parto, Feltrinelli.
Epperò mentre leggevo il contributo di Patrizia Romito su questo tema così mammesco, continuavo a pensare al libro della Duden, Il corpo della donna come luogo pubblico - Sull'abuso del concetto di vita.
Mi è parso evidente come il blastocito equiparato ad un contribuente, il feto ad un cittadino, una blastula ad un avente-diritto, non può che portare alla deriva dei sentimenti. Mi spiego.
Che una mamma solitamente ami il figlio è cosa assai ovvia. Che lo stesso accada per il papà è ovvio. Che generalemnte un adulto si commuova alla sola vista di un piedino piccolo quanto una chiavetta usb è ancora abbastanza ovvio.
E' altresì ovvio che una mamma che inizialmente rifiuti il figlio - parto molto doloroso per esempio - o che non riesca a bondare i primi secondi - complicazioni fetali per esempio - può sempre sperare nelle capacità d'adattamento tipiche della nostra specie e che il nuovo pargoletto ha in gran quantità.
La Romito è felice di notare come molti ospedali americani prima e italiani poi, si siano premurati di assicurare un repentino contatto madre-figlio. Alla rigidità degli orari dei nidi nei reparti maternità, si è preferito una gestione più libera del pargoletto assicurando il famosissimo rooming-in e la promozione dell'allattamento al seno.
Ma sempre la Romito mette in guardia. L'eccesso di rooming-in, bonding e altre forme gerunvive inglesi può produrre effetti paradossali.
Una ricerca in un ospedale svizzero - siamo sempre negli anni 80 - ha constatato come allattamento e contatto madre-bambino, rari e scoraggiati fino a poco tempo fa, sono diventati molto frequenti e praticamente imposti. Le svizzere intervistate si lamentavano di dover allattare e badare al bambino appena nato mentre sedevano su di una chiappa sola per un'episiotomia fresca, mentre la ferita del cesareo tirava o mentre le fatiche del parto si facevano sentire tutte.
Grossman (1981) riporta le lamentele disordinate delle svizzere in un quadro ordinato di evidenza scientifica: il rooming-in fa diminuire, anche se solo a breve termine, il comportamento di attaccamento della madre. Questo potrebbe dimostrare che per alcune donne la presenza costante del neonato richiede più energie di quante ne abbiano a disposizione in quel momento.
Malgrado Grossman et altri il rooming-in in alcuni ospedali è l'unica opzione possibile. In moltissimi corsi preparto viene elogiato e raccomandato. Malgrado Grossman et al. il rooming-in si è diffuso più dei finferli ad agosto mentre l'epidurale rimane l'introvabile e agognato porcino.
Il fatto che riavvicinare madre e bambino sia un intervento che costa poco è probabilmente una delle ragioni del suo successo. Non lo dico io, lo dice la Romano. E questo potrebbe spiegare anche come mai l'epidurale fatica a trovare i suoi spazi nei pubblici ospedali.
Ma una delle conseguenze più subdole del bonding è il senso di colpa.
Le donne che per motivi X, Y non hanno potuto relazionarsi positivamente e attivamente sin da subito con il loro cucciolo, dovranno portare a casa oltre al pupo il marchio infamante del bonding mancato. E un bonding mancato potrebbe significare maltrattamento di minore, relazione difficile durante la pubertà...
Negli anni 50 si colpevolizzavano le madri che sceglievano di lavorare. Oggi si colpevolizzano le donne che non riescono a dominare i sentimenti, la stanchezza e il dolore. Si terrorizzano le donne con scenari futuri terribili. Per combattere la medicalizzazione estrema si è scelto la naturalizzazione estrema.
Che di naturale ha poco o nulla perchè rende il momento del parto delle donne materia di studio per veterinari (onnipresente è il paragone tra mammifere gravide e mammifere BIPEDI donne) e il complesso mondo dei sentimenti umani uno schemino striminzito buono per un bignami di etologia applicata.
Il bonding quindi pretende di spiegare l'attaccamento madre-bambino. In una parola naturalizza (o medicalizza, o riduce, o sintetizza, o svilisce) la prima pulsione d'amore materno per il neo-nato. Un'operazione che, per dirla alla Duden, rende pubblici i sentimenti della futura mamma privandola definitivamente dell'unica cosa umana ancora rimastale: il sentimento.
Scritto da gekina73
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