Italia paese di infedeli: l’infedeltà è anche quella virtuale

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Pochissimi mesi fa, nell’Aprile 2018, la Corte di Cassazione ha confermato un principio già affermato da una sentenza del 2014: il tradimento coniugale non è solo quello che si consuma carnalmente ma anche quello che si svolge in rete.

Documentare l’infedeltà coniugale consente all’altro partner di non versare l’assegno di mantenimento che altrimenti sarebbe dovuto: a causa dell’enorme espansione dell’utilizzo della rete per l’incontro di partner occasionali, cambia anche la natura delle prove che è possibile presentare al giudice in fase di processo e naturalmente la modalità attraverso cui queste prove possono essere reperite.

L’infedeltà coniugale in Italia

In italia la percentuale di “traditori” è altissima. Nel 2016 il 45% degli italiani intervistati ha affermato di aver tradito il partner almeno una volta. Il sondaggio, eseguito dall’Istituto Francese di Opinione Pubblica, ha rilevato che la percentuale italiana è la più alta d’Europa, in netto contrasto con le forti radici cristiane e cattoliche della nostra cultura.

La faccenda ha un aspetto su cui è necessario però riflettere: delle persone intervistate (sempre in Italia), il 73% degli italiani ha affermato di non essere pentito del proprio tradimento e quindi (si può supporre) è pronto a rifarlo.

Quando si comincia a tradire? Secondo i dati statistici a partire dal quinto anno di matrimonio, contraddicendo la regola non scritta della “crisi del settimo anno”.

Tenendo questi dati alla mano, non ci si può stupire se l’infedeltà coniugale è alla base della maggior parte dei divorzi nel Bel Paese.

L’infedeltà coniugale che passa per il web

Nell’era dei rapporti virtuali e dei social media anche il tradimento non è più lo stesso. Secondo quanto determinato da recenti sentenze, il tradimento virtuale è equiparabile a quello “tradizionale”. Naturalmente c’è bisogno di provare il tradimento, concreto o virtuale che sia, e anche la natura delle prove è mutata nel corso del tempo.

Oggi mail, chat, fotografie e filmati sono considerate prove a tutti gli effetti e addirittura si chiude un occhio sul fatto che siano “rubate” dai dispositivi del coniuge: è consentito dalla legge violare la privacy di un individuo al fine di far valere i propri diritti in sede legale.

Il lavoro degli investigatori e l’importanza dei testimoni

Una prova “virtuale” del tradimento è ritenuta valida solo qualora non venga contestata dall’accusato. Il presunto traditore potrebbe infatti affermare che i tratti della persona ripresa in una fotografia o in un video siano troppo confusi, impedendo l’accertamento dell’identità; ancora, potrebbe affermare che le immagini presentate al giudice siano state registrate in un momento differente “non rilevante” ai fini del processo.

Le prove vengono validate soprattutto dalla disponibilità di testimoni: un testimone d’eccellenza può essere l’investigatore privato incaricato di accertare l’infedeltà del coniuge. Se il detective è disposto a dare testimonianza giurata di quel che ha visto o sentito, le prove sul banco degli imputati risultano valide e praticamente inattaccabili.

Le conseguenze per i traditori

Il coniuge che abbia tradito il proprio partner in maniera continuativa, intessendo una vera e propria relazione parallela a quella coniugale, perde completamente il diritto a ricevere un assegno di mantenimento, qualora dovuto dal coniuge tradito. Il presunto traditore sarà quindi estremamente interessato a contestare ogni singola prova portata dall’altro coniuge a testimonianza del tradimento: facendo questa considerazione sarà strettamente necessario presentare al giudice testimonianze inattaccabili, possibilmente raccolte tramite l’ausilio di professionisti.

Un ultimo dettaglio: se il coniuge tradito interrompe la coabitazione con il traditore, non può essere accusato di aver abbandonato il tetto coniugale. Avere delle prove certe del tradimento prima di fare le valigie metterà il coniuge tradito in una botte di ferro anche da questo punto di vista.